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Acque reflue urbane: il Consiglio adotta nuove regole per un trattamento più efficiente

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Nei primi giorni di novembre il Consiglio Europeo ha dato il via libera finale a una direttiva UE rivista sul trattamento delle acque reflue urbane. La direttiva rivista estende la portata agli agglomerati più piccoli, copre più inquinanti, compresi i microinquinanti, e contribuisce alla neutralità energetica.

Più agglomerati e più inquinanti coperti

Secondo la direttiva rivista, gli Stati membri devono raccogliere e trattare le acque reflue di tutti gli agglomerati superiori a 1.000 abitanti equivalenti – una misurazione utilizzata per calcolare l’inquinamento delle acque reflue urbane – secondo gli standard minimi dell’UE (invece della soglia di 2.000 abitanti equivalenti fissata nelle norme precedenti).

Per affrontare meglio l’inquinamento e prevenire gli scarichi di acque reflue urbane non trattate nell’ambiente, tutti gli agglomerati tra 1.000 e 2.000 abitanti equivalenti devono essere dotati di sistemi di raccolta e tutte le fonti di acque reflue domestiche devono essere collegate a questi sistemi entro il 2035.

Per tali agglomerati, entro il 2035 gli Stati membri dovranno rimuovere la materia organica biodegradabile dalle acque reflue urbane (trattamento secondario) prima che venga scaricata nell’ambiente. Le deroghe si applicheranno agli Stati membri in cui la copertura dei sistemi di raccolta è molto bassa e quindi richiederebbe investimenti significativi. Stati membri che hanno aderito all’UE più di recente e hanno già fatto investimenti significativi più recenti per attuare l’attuale direttiva (ad es. Romania, Bulgaria e Croazia) possono anche beneficiare di deroghe.

Entro il 2039, la rimozione di azoto e fosforo (trattamento terziario) sarà obbligatoria per gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane che trattano le acque reflue urbane con un carico di 150.000 abitanti equivalenti e oltre. Per quegli impianti di trattamento delle acque reflue urbane, entro il 2045 gli stati membri dovranno applicare un trattamento aggiuntivo per rimuovere i microinquinanti, noto come trattamento quaternario.

Microinquinanti

I produttori di prodotti farmaceutici e cosmetici – la principale fonte di microinquinanti nelle acque reflue urbane – dovranno contribuire con un minimo dell’80% dei costi aggiuntivi per il trattamento quaternario, attraverso un sistema di responsabilità estesa del produttore (EPR) e in conformità con il principio “l’inquinatore paga”.

Verso la neutralità energetica

Il settore del trattamento delle acque reflue urbane potrebbe svolgere un ruolo importante nel ridurre significativamente le emissioni di gas serra e aiutare l’UE a raggiungere il suo obiettivo di neutralità climatica. Le nuove regole introducono un obiettivo di neutralità energetica, il che significa che entro il 2045 gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane che trattano un carico di 10.000 abitanti equivalenti e oltre dovranno utilizzare energia da fonti rinnovabili generate dai rispettivi impianti.

Prossimi passi

Questa adozione formale segna il passo finale della procedura legislativa ordinaria. La direttiva sarà ora firmata e pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’UE. Entrerà in vigore il 20° giorno successivo alla pubblicazione. Gli Stati membri dell’UE avranno quindi fino a 31 mesi per adattare la loro legislazione nazionale per tenere conto delle nuove norme (“recepire la direttiva”).

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